CORRADO GIAQUINTO

(Molfetta 1703 – 1766 Naples)

 

 

Judith and Holofernes

 

 

Oil on copper

35 1/8 x 26 3/8 inches

(89 x 67 cm)

 

 

 

 

 

 

 

Provenance:     

Private Collection, South America
                 

Giaquinto was born in Molfetta, north of Bari on the Adriatic Coast, but his principal artistic education was in Naples, in the studio of Nicola Maria Rossi, a student of Francesco Solimena, and possibly with Solimena himself.  His career followed the circumstances of his patronage, in large part from Spain.  He moved to Rome in 1740 and remained there, establishing a studio and receiving many commissions, until he was summoned to Madrid in 1753, following the death of the court painter Jacopo Amigoni.  There Giaquinto remained for nine years, receiving the three posts as First Painter to the King, Director of the Academia de San Fernando and Director of the Royal Tapestry Factory of Santa Barbara, Madrid.  Besides Giaquinto’s many commissions in Spain, including the impressive fresco decoration of the Royal Palace, he had a powerful influence not only with his own students, but over a generation of Spanish artists.

Giaquinto returned to Naples in 1762 and remained there until his death four years later.

Judith and Holofernes is an important unpublished painting by Giaquinto, of a composition treated at least three times on canvas by the artist or his studio.  The present work is significantly larger than the others (which all measure roughly 25 inches in height) and the only one known on copper.  Notably, it is, according to Professor Nicola Spinosa who has examined the painting first-hand, entirely from Giaquinto’s hand.

The scene takes place in the tent of Holofernes, the invading Assyrian general who is threatening the city of Bethulia, the home of Judith, a beautiful Hebrew widow.  Holofernes covets her and she is thus granted entry into his tent, where, after plying him with drink until he passes out, she slays him. A burning oil lamp hangs at the upper left, illuminating the scene, in which the decapitated general is seen sprawled naked and lifeless on the bed, his armor, shield, and spears tossed aside in his lustful pursuit of Judith.  She stands triumphant, her sword in her right hand, the severed head of Holofernes in her left, as she is about to place it in a sack held by a maid who gleefully smiles at the viewer.

Prof. Spinosa has suggested a date in the late 1730s for the present work, and has authored the following entry, dated December 15, 2015, on the painting:

 

 

“Il rame, inedito e in ottimo stato di conservazione, illustra un noto episodio tratto dall’Antico Testamento (Libro di Giuditta): Giuditta, giovane e bella vedova, dopo aver fatto ubriacare e sedotto Oloferne, comandante dell’esercito inviato da Nabucodonosor, re degli Assiro-Babilonesi, ad assediare la città ebrea di Betullia, con la collaborazione di una serva, gli mozza il capo, che depone in un sacco di tela per poi esporla trionfante ai Betulliani in festa.

Questo soggetto aveva trovato notevole fortuna soprattutto presso i pittori del primo Seicento di area naturalista, attivi soprattutto a Roma e a Napoli (ma non solo), con soluzioni, in particolare dal Caravaggio a Bernardo Cavallino, di accentuato e macabro realismo. Nel Settecento, invece, il tragico episodio, pur non perdendo aspetti di evidente drammaticità, venne prevalentemente illustrato con soluzioni che oscillano tra classicismo d’Arcadia e il melodramma di Pietro Metastasio, così riducendo tensioni espressive e resa drammatica., Ne è un esempio il dipinto in argomento, che, per soluzioni di raffinata eleganza formale e compositiva, come per brillantezza e preziosità di rischiarate stesure cromatiche, appartiene con certezza alla mano di Corrado Giaquinto a Roma. Al quale spetta una datazione di alcuni anni successiva al 1730, quando il pittore aveva ormai raggiunto la piena maturità stilistica, avviandosi a conseguire, quale protagonista delle tendenze tra classicismo e rococò, un successo crescente, sia in Italia e all’estero.  Evidentisono, infatti, le affinità riscontrabili tra questo rame, deliziosamente dipinto per una destinazione privata, e altre opere, per lo più su tela, di Giaquinto dello stesso momento (tra i quali, in particolare, la tela della Pinacoteca Provinciale di Bari raffigurante Ulisse e Diomede che uccidono il re tracio Reso nella sua tenda e le varie redazioni della Medea, di cui una versione si conserva nella Pinacoteca di Montefortino), nelle quali felicemente si combinano chiarezza compositiva, eleganza di forme, contenuta e quasi aggraziata resa espressiva e brillantezza di luci e colori preziosi.

Di questo stesso soggetto e con soluzioni iconografiche quasi identiche si conoscono altre redazioni dello stesso pittore o repliche di suoi collaboratori di atelier: la ridotta versione su tela (cm. 50x49) comparsa a una vendita presso la Finarte a Milano nel 1992; quella sempre su tela che era presso Moratilla a Parigi e di cui si conserva una riproduzione fotografica in bianco e nero presso la Fondazione Federico Zeri a Bologna.

Da rilevare, tuttavia, che tra le altre versioni note questa su rame qui esaminata è, per quanto di conoscenza di chi scrive, la redazione sicuramente di qualità pittorica più alta.”